In ambienti bui e umidi come le profondità delle caverne europee, i ragni tessitori orbicolari hanno sviluppato una sorprendente tecnica di caccia. Queste creature, appartenenti alla specie Meta menardi, hanno modificato radicalmente il loro modo di costruire le ragnatele, adattandolo a un habitat dove gli insetti volanti sono rari e le prede si muovono strisciando lungo le pareti rocciose.
Al contrario delle tradizionali ragnatele a spirale, spesso sospese tra i rami degli alberi, quelle costruite da questi ragni nelle caverne non puntano a catturare creature volanti. Gli esemplari cavernicoli utilizzano infatti una struttura rinforzata, con un numero doppio di fili di seta, fissati direttamente alla superficie della roccia.
Questa disposizione strategica permette ai fili di comportarsi come trappole sensibili al movimento. Quando un piccolo animale strisciante, come un coleottero, sfiora i fili, questi iniziano a vibrare, allertando il ragno della presenza di una preda. Il movimento della seta, più marcato rispetto a quello delle ragnatele tradizionali, è stato osservato da Thomas Hesselberg dell’Università di Oxford, che studia il comportamento predatorio di questi animali in ambienti sotterranei.
Il comportamento dei Meta menardi rappresenta una forma di adattamento estremamente ingegnosa alla mancanza di luce e alla scarsa presenza di prede volanti. Invece di attendere che un insetto venga intrappolato nella ragnatela, questi ragni costruiscono sistemi reattivi che li informano istantaneamente del passaggio di una possibile vittima, sfruttando le vibrazioni generate dal contatto.
In questo modo, le ragnatele non sono solo strumenti di cattura passiva, ma veri e propri sensori dinamici che trasformano ogni parete della caverna in una rete percettiva.