Un enigma rosso nel cuore del giovane cosmo
Per decenni, la visione prevalente dell’universo primordiale lo immaginava popolato da galassie giovani, turbolente e impegnate in un’intensa formazione stellare. Ma oggi, il telescopio spaziale James Webb ha ribaltato questa convinzione. Un team internazionale di astronomi ha identificato una galassia massiccia e quiescente, già “spenta”, in un’epoca in cui tutto sembrava nascere e crescere. È un’anomalia che mette in crisi i modelli teorici di evoluzione cosmica.
Una scoperta che anticipa l’impossibile
La galassia, battezzata Rubies-Uds-Qg-z7, è stata osservata a un redshift di 7,29: esisteva appena 700 milioni di anni dopo il Big Bang. Eppure, aveva già completato la sua formazione stellare, spegnendosi mentre l’universo era ancora in piena espansione creativa. Secondo l’analisi dei suoi spettri infrarossi, possedeva una massa stellare di oltre dieci miliardi di soli concentrati in appena 650 anni luce: una densità straordinaria, simile ai nuclei più compatti delle ellittiche moderne.
Il dato più sorprendente? Si tratta della galassia quiescente più distante mai osservata. E questo suggerisce che le prime strutture massicce e complesse si siano formate molto più rapidamente di quanto immaginato finora.
Il mistero del quenching precoce
Le galassie quiescenti, anche chiamate “rosse e morte”, sono sistemi in cui la formazione stellare si è arrestata. Niente più stelle blu giovani: solo stelle vecchie, piccole, rosse. Ma cosa ha provocato questo quenching così anticipato?
Nell’universo attuale, i principali indiziati sono:
- Esaurimento del gas disponibile
- Feedback energetici da buchi neri supermassicci
- Venti stellari e esplosioni di supernove
- Interazioni galattiche e stripping del gas
Tuttavia, trovare galassie già spente entro i primi 600 milioni di anni dalla nascita dell’universo costringe gli scienziati a rivedere profondamente questi scenari. O i modelli mancano di componenti cruciali, oppure alcuni fenomeni cosmici sono più rapidi ed efficienti di quanto si sia mai creduto.
Rubies: uno sguardo profondo nell’infrarosso
La scoperta è frutto del programma Rubies (Red Unknowns: Bright Infrared Extragalactic Survey), uno dei più ampi progetti spettroscopici extragalattici europei. Utilizzando l’avanzato strumento NirSpec a bordo del James Webb, Rubies ha analizzato migliaia di spettri, tra cui quelli di nuove sorgenti individuate grazie ai primi dati d’imaging del telescopio.
In uno di questi spettri, Rubies-Uds-Qg-z7 si è distinta: lo spettro mostrava nessun segnale di formazione stellare attiva, ma una firma di popolazioni stellari mature, molto più vecchie di quanto compatibile con la cronologia standard.
Un universo più vecchio del previsto?
Questa osservazione non è isolata. Negli ultimi anni, diverse galassie massive quiescenti sono state identificate a redshift tra 2 e 5, ma Rubies-Uds-Qg-z7 sposta l’asticella ancora più indietro. Ciò implica che i primi nuclei delle galassie ellittiche odierne potrebbero essersi formati quasi immediatamente dopo il Big Bang.
Le implicazioni sono profonde: l’universo potrebbe essere stato più efficiente nel costruire strutture complesse di quanto qualsiasi modello riesca a spiegare. Forse il ruolo dei flussi in uscita, dei buchi neri attivi o dei processi di raffreddamento del gas è stato finora sottovalutato. Oppure esiste una fisica ancora sconosciuta che governa le prime fasi dell’evoluzione galattica.05