Ritrovati strumenti simili a quelli dei Neanderthal nel sud della Cina: un enigma preistorico
Un’inattesa scoperta archeologica nella valle del fiume Longtan, nel sud della Cina, ha portato alla luce strumenti in pietra sorprendentemente simili a quelli realizzati dai Neandertal in Europa e Asia occidentale. Datati tra i 60.000 e i 50.000 anni fa, questi utensili sollevano interrogativi profondi sull’origine delle tecnologie preistoriche e sulle possibili interazioni tra gruppi umani antichi, un tempo ritenuti completamente isolati gli uni dagli altri.
I raschiatoi di Quina: una firma tecnologica dei Neandertal
Gli strumenti in questione appartengono alla cosiddetta tecnologia di Quina, un insieme di utensili in pietra tipico dei Neandertal europei, riconoscibile da raschiatoi robusti e nuclei lavorati, utilizzati per produrre nuove lame. Il nome deriva dal sito archeologico francese di La Quina, dove furono descritti per la prima volta nel 1953. L’aspetto sorprendente è che reperti con le stesse caratteristiche sono emersi ora in un contesto asiatico lontano, alterando la narrazione finora condivisa dalla comunità scientifica.
Durante gli scavi del 2019 e 2020, i ricercatori hanno raccolto 3.487 manufatti litici, tra cui 53 raschiatoi di Quina e 14 nuclei da cui questi utensili sono stati ricavati. Ogni raschiatoio mostra evidenti segni di riaffilatura — un tratto distintivo che suggerisce riutilizzo e durabilità, ideali per una comunità nomade in un ambiente ostile.
Un sapere migrante o un’invenzione parallela?
Questa scoperta ha acceso il dibattito tra gli studiosi: come ha fatto una tecnologia neandertaliana ad arrivare fin lì? Due sono le ipotesi principali.
- Diffusione culturale attraverso migrazioni: È possibile che i Neandertal europei, noti per la loro mobilità, abbiano portato la tecnologia fino all’Asia orientale. In questo scenario, la presenza di utensili di Quina sarebbe la prova di scambi culturali intercontinentali molto più estesi di quanto si pensasse.
- Evoluzione indipendente: Alcuni studiosi suggeriscono che i Denisoviani — misteriosi parenti dei Neandertal presenti in Siberia — o altri ominidi asiatici sconosciuti, abbiano sviluppato in modo indipendente strumenti simili per necessità ambientali simili. Questa teoria troverebbe supporto nell’assenza, finora, di prove dirette di contatti tra Neandertal e popolazioni umane dell’estremo oriente.
L’archeologo Davide Delpiano sottolinea che le condizioni climatiche sempre più rigide avrebbero potuto incentivare la nascita di tecnologie versatili e riutilizzabili, come i raschiatoi di Quina, anche in assenza di contatti culturali diretti.
Nuove scoperte in arrivo?
Il sito di Longtan potrebbe essere solo l’inizio. Il team di ricerca ha già individuato oltre 30 nuovi siti nella stessa valle fluviale con reperti analoghi, indicando che questa tecnologia era probabilmente diffusa su larga scala nella regione. Questi dati rafforzano l’idea che la cultura litica avanzata fosse presente anche nell’Asia orientale, smentendo la vecchia convinzione secondo cui in quell’area si sarebbero utilizzati solo strumenti semplici.
Un nuovo scenario della preistoria asiatica
Questa scoperta costringe a ripensare radicalmente i modelli di diffusione tecnologica preistorica. L’Asia orientale, per lungo tempo considerata periferica rispetto alle innovazioni culturali dell’Età della Pietra, emerge ora come un centro potenzialmente autonomo o almeno molto più connesso alle altre popolazioni umane antiche. La presenza degli strumenti di Quina in Cina dimostra che le tecnologie possono viaggiare — o sorgere spontaneamente in luoghi diversi — in risposta a pressioni ambientali comuni.
Quel che è certo è che i confini culturali tra le diverse popolazioni preistoriche erano probabilmente molto più porosi di quanto si pensasse. Che siano stati i Neandertal stessi, i Denisoviani o un terzo gruppo ancora ignoto a portare (o inventare) questi utensili, la scoperta di Longtan è destinata a modificare profondamente la nostra comprensione dell’evoluzione culturale umana.