Una scossa devastante nella zona centrale del Myanmar
Il 28 Marzo 2025, un violento terremoto di magnitudo 7.7 ha colpito il Myanmar, causando il crollo di edifici, ponti e dighe, e provocando almeno 2.700 vittime. L’evento ha avuto origine lungo la Faglia di Sagaing, una frattura tettonica lunga circa 1.400 chilometri, con una rottura che si è estesa per 400 chilometri nel sottosuolo. L’epicentro, situato a soli 10 chilometri di profondità, si trovava nei pressi della città di Mandalay, nel cuore del paese.
La natura superficiale del sisma ha reso la scossa particolarmente distruttiva: le onde sismiche hanno raggiunto la superficie terrestre quasi simultaneamente, provocando un’onda d’urto intensa e catastrofica.
Il ruolo chiave della liquefazione del suolo
Uno dei fattori che ha aggravato l’impatto è stato il fenomeno della liquefazione. In presenza di sedimenti sabbiosi e saturi d’acqua, le scosse scuotono il terreno al punto da fargli perdere coesione e resistenza, trasformandolo temporaneamente in una massa fluida, simile a sabbie mobili. Questo provoca il cedimento del terreno sotto gli edifici, compromettendone la stabilità.
Regioni come il delta del fiume Irrawaddy, dove si concentrano ampi depositi di sedimenti e alte falde acquifere, sono particolarmente vulnerabili. Città come Yangon e Mandalay, costruite su questi terreni, risultano esposte a rischi sismici elevati.
Impatto differenziato tra Mandalay e Yangon
La città di Mandalay, situata in un bacino centrale circondato da rilievi montuosi, ha subito gli effetti peggiori per via della sua vicinanza all’epicentro. In questa zona densamente popolata, i terreni fertili e la prossimità del fiume Irrawaddy rendono l’area altamente soggetta a liquefazione.
Yangon, più a sud e costruita sul delta fluviale, non è stata duramente colpita in questa occasione, ma in caso di un futuro sisma di magnitudo superiore a 7 nelle vicinanze, si troverebbe in una situazione critica, data la natura del suolo e la densità abitativa della metropoli.
Stato attuale della rete sismica in Myanmar
Il Myanmar dispone di una rete sismica nazionale, sviluppata in collaborazione con l’U.S. Geological Survey nel 2016. Tuttavia, le informazioni raccolte dopo il sisma sono ancora scarse, a causa di possibili interruzioni delle stazioni di monitoraggio. Solo due stazioni situate a Yangon hanno trasmesso dati, mentre altre, tra cui quella di Mandalay, risultano offline o inaccessibili.
Le difficoltà di comunicazione e il blocco dei contatti internazionali, in seguito al colpo di stato militare del 2019, limitano la raccolta e la diffusione dei dati fondamentali per comprendere la dinamica dell’evento sismico e predisporre efficaci interventi di prevenzione.
Probabilità e rischi di nuove scosse
Le scosse di assestamento continuano a rappresentare una minaccia concreta. Secondo l’USGS, vi è una probabilità dell’80% di un nuovo terremoto di magnitudo superiore a 5 nella prossima settimana, un 17% di possibilità per una scossa superiore a 6 e un 2% per un sisma superiore a 7. Questo dato, apparentemente basso, si traduce comunque in una possibilità su cinquanta, non trascurabile.
Una particolare attenzione è rivolta all’estremità meridionale della faglia, per la sua vicinanza a Yangon, città densamente popolata e urbanizzata, dove i rischi legati alla liquefazione sarebbero enormemente amplificati in caso di nuova scossa.
Collaborazioni internazionali e monitoraggio a distanza
Anche se nessun team dell’USGS si recherà fisicamente in Myanmar, la collaborazione continua in modo virtuale, grazie al monitoraggio remoto e allo scambio di dati con il Dipartimento di Meteorologia e Idrologia locale. L’obiettivo resta quello di fornire previsioni aggiornate e supporto tecnico per affrontare una delle emergenze umanitarie e ambientali più gravi degli ultimi anni nel Sud-est asiatico.