Una scoperta che apre nuovi scenari nella cura dei disturbi intestinali
Un sensore biologico nascosto nei neuroni dell’intestino potrebbe essere la chiave per comprendere e trattare meglio disturbi come stipsi, diarrea e le malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD). Si chiama Piezo-1, ed è una proteina che si attiva sotto pressione, letteralmente. La sua funzione? Regolare la motilità intestinale e contribuire al controllo dell’infiammazione.
Cosa fa davvero Piezo-1
Questa proteina è stata scoperta grazie a un recente studio su modelli murini, che ha evidenziato come Piezo-1 sia fortemente espresso nei neuroni eccitatori intestinali: sono quelli responsabili di innescare le contrazioni della muscolatura liscia attraverso il rilascio dell’acetilcolina, un neurotrasmettitore fondamentale per il funzionamento dell’apparato digerente.
L’attivazione di Piezo-1 avviene tramite stimoli meccanici, come la pressione esercitata dagli organi adiacenti durante l’attività fisica. Questo spiega perché l’esercizio fisico sia spesso associato a un miglioramento del transito intestinale: non è solo una questione di metabolismo, ma di meccanica cellulare.
Il legame tra infiammazione e neurotrasmettitori
Nei topi affetti da IBD, Piezo-1 ha mostrato di accelerare il passaggio del cibo nell’intestino. Quando la proteina viene disattivata, si osserva un peggioramento dei sintomi: maggiore perdita di peso, riduzione dello strato mucoso protettivo e transito intestinale rallentato. A livello molecolare, questo peggioramento si accompagna a un calo nella produzione di acetilcolina, che ha un importante ruolo antinfiammatorio.
Il corpo, in presenza di infiammazione, sembra quindi attivare Piezo-1 per rilasciare più acetilcolina, nel tentativo di attenuare il danno tissutale. Ma questa risposta può risultare eccessiva, contribuendo ad accentuare i sintomi della diarrea e i movimenti intestinali incontrollati tipici delle malattie infiammatorie.
Un possibile bersaglio terapeutico
Il valore di questa scoperta è duplice. Da un lato, chiarisce meccanismi poco noti che collegano sistema nervoso enterico, attività fisica e infiammazione. Dall’altro, Piezo-1 potrebbe rappresentare un nuovo target farmacologico per modulare selettivamente la motilità intestinale senza ricorrere a trattamenti invasivi o a farmaci sintomatici.
L’ipotesi è che, in futuro, si possano sviluppare molecole in grado di attivare o inibire Piezo-1 in modo mirato, così da normalizzare il transito intestinale nei pazienti con IBD o altre disfunzioni legate alla motilità. Un approccio innovativo che si discosta dalle terapie classiche basate su immunosoppressori o lassativi.
Movimento e intestino: un rapporto più profondo del previsto
Il fatto che Piezo-1 sia stimolato dalla pressione generata dal movimento suggerisce che l’attività fisica possa avere un impatto diretto e benefico sulla salute intestinale, ben oltre gli effetti metabolici e psicologici già noti. Allenarsi regolarmente potrebbe, quindi, attivare un circuito neuro-immunitario che aiuta il nostro corpo a proteggere e regolare l’intestino.
Questa intuizione rafforza l’idea che il corpo umano non funzioni per compartimenti stagni, ma come un sistema interconnesso, dove ogni azione – come una semplice camminata – può avere ripercussioni profonde sul benessere generale.