Il significato profondo dello stimming e il suo ruolo nelle vite autistiche
In occasione della Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, è fondamentale approfondire il valore del comportamento auto-stimolatorio, comunemente conosciuto come stimming. Questo termine descrive una serie di movimenti, suoni o azioni ripetitive che rappresentano una forma spontanea di autoregolazione emotiva e sensoriale. Contrariamente a quanto spesso affermato nei contesti clinici, dove viene inquadrato come parte dei comportamenti ripetitivi e rigidi, il significato autentico dello stimming è ben più profondo e positivo per chi è nello spettro autistico.
Perché le persone autistiche stimolano più spesso
Lo stimming non è esclusivo dell’autismo, ma tra le persone autistiche è molto più frequente e visibile. Si manifesta con movimenti corporei ricorrenti, come dondolarsi, battere le mani, saltellare o camminare in punta di piedi. Alcuni utilizzano oggetti quotidiani in modo ritmico o strutturato, trovando conforto nel disporli in schemi ripetitivi oppure manipolando piccoli oggetti.
Stimolazione sensoriale attraverso tutti i canali percettivi
La stimolazione non si limita ai gesti fisici. Molte persone ripetono suoni, parole o intere frasi per il piacere sonoro che producono. Un comportamento comune è il “scripting”, ovvero ripetere frasi di film o conversazioni familiari per ottenere una sensazione di sicurezza. Anche il bisogno di masticare oggetti come penne, maglie o accessori creati ad hoc come i “chewllery” è diffuso, offrendo un appiglio sensoriale prezioso per l’equilibrio interiore.
Gli effetti negativi della soppressione dello stimming
Nonostante i benefici, a bambini e adolescenti autistici viene spesso insegnato a sopprimere questi comportamenti, a favore di alternative meno “visibili” come tenere le mani in tasca. Queste sostituzioni, però, non forniscono lo stesso input sensoriale appagante, con il rischio di rendere più difficile la regolazione emotiva. Molti adulti nello spettro riportano di aver perso con il tempo i propri stim naturali, sia per pressione esterna che per condizionamento sociale. La soppressione diventa una strategia di mascheramento, spesso dannosa.
Il mascheramento: una strategia di sopravvivenza con effetti collaterali
Il mascheramento è il tentativo, volontario o meno, di nascondere i tratti autistici per evitare giudizi o discriminazioni. Questo adattamento è particolarmente diffuso tra le donne autistiche, e comporta un notevole dispendio emotivo, fino a essere associato a ansia cronica, burnout e pensieri suicidari. L’auto-censura di comportamenti come lo stimming influisce su relazioni, carriera, studio e benessere complessivo.
Accettare lo stimming per costruire una società più inclusiva
È essenziale che la società – e in particolare famiglie, educatori e datori di lavoro – impari a riconoscere lo stimming come una risorsa e non come un problema. L’unica eccezione che può giustificare un intervento è quando il comportamento è autolesionistico o potenzialmente pericoloso: in questi casi, è possibile proporre stim alternativi più sicuri. Altrimenti, la scelta migliore è non intervenire affatto.
Secondo la ricerca, lo stimming può perfino diventare un ponte relazionale tra persone autistiche. Perciò, quando si osserva una persona che stimola, l’invito è a non giudicare, non interrompere, e semplicemente lasciarla essere. Come ricordava con saggezza una madre, “se non hai niente di gentile da dire, è meglio tacere”.