Il cervello non dimentica: così registra le intossicazioni alimentari
L’intossicazione alimentare non lascia solo tracce nel corpo, ma incide profondamente nella memoria. Anche a distanza di anni, basta sentire l’odore di un certo alimento per provare disgusto o repulsione. Questo legame tra cibo e malessere ha ora una spiegazione scientifica precisa: il cervello registra queste esperienze traumatiche nell’amigdala centrale, secondo una nuova ricerca pubblicata su Nature.
Quando il gusto si trasforma in paura: lo studio sui topi
Un gruppo di neuroscienziati guidati da Christopher Zimmerman ha ricreato su topi un’esperienza simile all’intossicazione. Gli animali, dopo aver bevuto succo d’uva per la prima volta, ricevevano un’iniezione capace di causare nausea ritardata. Dopo due giorni, tutti i topi rifiutavano la bevanda aromatizzata, preferendo l’acqua naturale. Questo dimostra un potente meccanismo di apprendimento a colpo singolo, che collega una sensazione di piacere iniziale con un ricordo traumatico.
Dove nasce il disgusto: l’amigdala come archivio emotivo
Il dato sorprendente emerso è che non è l’ippocampo – noto per la memoria a lungo termine – a custodire questi ricordi, ma l’amigdala centrale, una struttura cerebrale tipicamente legata a reazioni come paura e fuga. L’amigdala si attiva in tre momenti distinti: quando il topo assaggia un nuovo sapore, quando sperimenta il malessere e infine quando, giorni dopo, lo ricorda e lo evita.
La connessione con la salute mentale: un ponte verso il PTSD
Questi risultati aprono nuove strade nella comprensione di disturbi mentali complessi come il disturbo da stress post-traumatico (PTSD). Il meccanismo neurale che collega un’esperienza gustativa a una reazione emotiva profonda mostra come il cervello associ eventi passati a segnali sensoriali presenti, mantenendo vive memorie spiacevoli anche per decenni.
Neuroni della memoria e cellule del tronco encefalico
Gli scienziati hanno inoltre scoperto che stimolare cellule del tronco encefalico contenenti una proteina specifica, collegate all’amigdala, produceva la stessa risposta di disgusto indotta dall’iniezione. È come se i topi rivivessero mentalmente l’esperienza negativa. A livello di singoli neuroni, si è osservata l’attivazione delle stesse cellule durante il ricordo della nausea.
Il potere del cervello: perché non riusciamo a dimenticare certi cibi
Questo studio dimostra che il nostro cervello è programmato per evitare minacce future, anche a costo di rinunciare a cibi un tempo amati. Dunque, quando diciamo che non possiamo più mangiare quel formaggio o quella salsa dopo una brutta esperienza, non è solo suggestione: è neurobiologia pura.