Il suono segreto delle stelle giganti
Le stelle possono davvero “cantare”, e il ritmo delle loro vibrazioni non è solo affascinante: può raccontarci storie profonde sul loro passato. I cosiddetti terremoti stellari, generati dall’esplosione di bolle di gas caldo che si propagano nei loro strati esterni, sono vibrazioni acustiche che attraversano l’intero corpo celeste. Queste oscillazioni, rilevabili grazie a minime variazioni di luminosità, si manifestano come vere e proprie frequenze risonanti, che possiamo percepire come una sorta di “canzone stellare”.
M67, l’ammasso che canta come il Sole
Un ammasso stellare chiamato M67, situato a circa 3.000 anni luce dalla Terra, ha attirato l’interesse degli astronomi per la sua somiglianza chimica con il nostro Sole. Grazie alla missione K2 del telescopio spaziale Kepler, gli scienziati hanno avuto l’opportunità unica di seguire l’evoluzione delle stelle giganti di questo ammasso. In queste stelle, la melodia non cambia: una volta raggiunta una particolare profondità, le stelle restano “bloccate” su una stessa nota, come un disco che salta.
Quando una stella si blocca sulla sua nota
Durante una fase ben precisa della loro esistenza, le stelle giganti rosse entrano in uno stato di “nota fissa”. Questo fenomeno avviene quando lo strato esterno turbolento – il cosiddetto involucro convettivo – cresce fino a rappresentare circa l’80% della massa totale della stella. A quel punto, il confine interno di questo strato tocca una regione profondamente sensibile, causando un brusco cambiamento nella velocità del suono interna e quindi nella propagazione delle onde acustiche.
Questa condizione altera radicalmente i “piccoli intervalli” di frequenza, una caratteristica fondamentale che in precedenza si pensava fosse priva di significato nelle stelle anziane. Al contrario, si è scoperto che queste variazioni risonanti sono legate alla massa e alla composizione chimica della stella, offrendo così un nuovo modo per determinare l’età stellare con grande precisione.
Le stelle come registri del tempo
Ogni stella conserva l’impronta dell’ambiente in cui è nata, rendendola un prezioso fossile cosmico. Studiando ammassi come M67, possiamo risalire alla storia evolutiva della nostra Galassia, la Via Lattea, e ricostruire i momenti in cui si è fusa con altre galassie più piccole, generando nuove popolazioni stellari. Grazie a questa nuova chiave di lettura sismica, oggi possiamo tornare ai dati già raccolti e ascoltare nuovamente le stelle, sapendo esattamente cosa cercare.