Il ruolo dell’infiammazione nella depressione resistente ai farmaci
Dall’approvazione del Prozac da parte della FDA nel 1988, il panorama terapeutico della depressione ha subito un’importante trasformazione. La scoperta del ruolo centrale della serotonina ha guidato lo sviluppo di farmaci più specifici e con minori effetti collaterali rispetto ai precedenti trattamenti, come i triciclici e gli inibitori delle monoamino ossidasi (IMAO). Con il tempo, gli SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina) e gli SNRI (inibitori della ricaptazione della serotonina e noradrenalina) hanno dominato la scena. Tuttavia, una parte consistente della popolazione affetta da depressione, tra il 10% e il 30%, non risponde a nessuna di queste terapie. Questa condizione è stata definita depressione resistente al trattamento (TRD).
Influenze del sistema immunitario sul metabolismo cerebrale
Un recente studio condotto in Australia, pubblicato sulla rivista Brain, Behavior, and Immunity, ha analizzato nei ratti il legame tra infiammazione cronica e funzione metabolica cerebrale. I ricercatori dell’Università del Queensland hanno scoperto che l’infiammazione può alterare i meccanismi che regolano la produzione di dopamina, definita il neurotrasmettitore del “benessere”. Questo processo danneggia il sistema di ricompensa cerebrale e può indurre sintomi profondi come l’anedonia, ovvero l’incapacità di provare piacere, un segnale chiave della TRD.
Verso trattamenti su misura grazie ai marcatori biologici
Uno degli sviluppi più promettenti di questa ricerca è l’ipotesi di creare un test del sangue capace di identificare biomarcatori infiammatori e metabolici. Secondo Varela, ricercatore coinvolto nello studio, tale test potrebbe anticipare la risposta individuale ai diversi antidepressivi, migliorando la precisione terapeutica, riducendo i costi sanitari e abbreviare i tempi di trattamento. Questo approccio permetterebbe di abbinare i farmaci più adatti a ciascun paziente, grazie alla comprensione del suo profilo bioenergetico e immunitario.
Soluzioni accessibili nell’immediato
Sebbene i risultati siano attualmente limitati a modelli animali, lo studio suggerisce anche misure concrete e non farmacologiche che potrebbero aiutare chi soffre di TRD. Interventi su alimentazione, attività fisica e qualità del sonno possono contribuire a modulare l’infiammazione, con benefici indiretti sul benessere mentale. Questi approcci rappresentano strumenti complementari in attesa dell’arrivo di diagnosi più precise e trattamenti mirati.
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