I Neanderthal mostravano crescita facciale prolungata
Grazie all’avanzamento delle tecnologie scientifiche e allo studio dei fossili cranici, oggi possiamo ricostruire con precisione sorprendente l’aspetto dei Neanderthal, i nostri più stretti parenti evolutivi. I volti di questi antichi ominidi, pur ricordando quelli degli esseri umani moderni, si distinguevano per tratti più marcati, nasi ampi e facce prominenti, con uno sviluppo che non si arrestava alla pubertà, ma continuava fino all’età adulta.
Gli scienziati del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology, a Lipsia, hanno indagato le differenze evolutive tra Homo sapiens, Neanderthal e scimpanzé, comparando i teschi di ciascun gruppo. La loro analisi ha rivelato che, mentre gli esseri umani smettono di crescere già nell’adolescenza, i Neanderthal proseguivano lo sviluppo anche nelle fasi adulte della vita.
Adattamenti climatici e comportamentali dei Neanderthal
Secondo diverse teorie, le caratteristiche morfologiche dei Neanderthal sarebbero il risultato di adattamenti ambientali. In particolare, i loro volti massicci e i passaggi nasali dilatati si sarebbero evoluti per affrontare il freddo intenso dell’Europa settentrionale, consentendo di riscaldare e umidificare l’aria inspirata. Inoltre, l’uso frequente dei denti anteriori come utensili avrebbe influenzato la conformazione del viso, rinforzando le mascelle e modellando la faccia media.
Mentre per i Neanderthal le motivazioni sembrano legate a esigenze fisiche e ambientali, negli Homo sapiens le trasformazioni cranio-facciali potrebbero essere state condizionate anche da fattori sociali, come la necessità di riconoscimento individuale all’interno dei gruppi.
Crescita ossea: un confronto evolutivo
Lo studio ha esaminato la crescita facciale nei tre gruppi dalla nascita all’età adulta, utilizzando approcci sia macroscopici che microscopici. Nei Neanderthal e negli scimpanzé, la crescita prolungata delle ossa del viso comportava una morfologia più espansa e robusta. Gli esseri umani moderni, invece, smettono di crescere molto prima, presentando così volti più piccoli e verticalizzati.
Secondo Alexandra Schuh, ricercatrice principale del progetto, questo arresto precoce della crescita facciale è stato decisivo nell’evoluzione umana, differenziando in modo netto Homo sapiens dai loro cugini estinti.
Il ruolo della genetica nell’evoluzione umana
Nonostante le profonde differenze culturali e ambientali tra popolazioni moderne — dagli Inuit della Groenlandia ai gruppi dell’Africa meridionale e dell’Europa occidentale — la crescita facciale negli esseri umani appare sorprendentemente uniforme. Questo suggerisce che lo sviluppo dei tratti del volto sia guidato principalmente da modelli genetici piuttosto che da adattamenti ambientali.
Un tratto distintivo dell’evoluzione di Homo sapiens è stato l’aumento della capacità cranica, che ha comportato un rimodellamento completo del cranio per accogliere un cervello di forma diversa. Questo processo ha favorito la verticalizzazione del viso e, nei primi anni di vita, la discesa della lingua nella faringe, rendendo possibile l’articolazione di suoni complessi e, quindi, lo sviluppo del linguaggio articolato.
Questa trasformazione strutturale ha segnato un passaggio fondamentale nell’evoluzione della comunicazione e della sopravvivenza sociale umana.