Un fossile unico riscrive l’evoluzione delle vespe parassite
Nel cuore di un pezzo d’ambra vecchio 99 milioni di anni, proveniente dalla regione di Kachin (Myanmar), un team di entomologi ha fatto una scoperta tanto sorprendente quanto inquietante: una nuova specie di vespa preistorica, con un addome simile a una trappola per mosche di Venere. Questo insetto mai documentato prima è stato battezzato Sirenobethylus charybdis, e ha rivelato una combinazione anatomica mai osservata nel regno degli insetti.
Un addome che cattura come una pianta carnivora
A prima vista, la parte anteriore di Sirenobethylus charybdis potrebbe passare per quella di una normale vespa. Ma è la parte posteriore del corpo che ha lasciato i ricercatori a bocca aperta: un apparato addominale rotondeggiante e ricoperto di setole, che richiama in modo impressionante la struttura di una trappola di Dionaea muscipula, meglio nota come la pianta carnivora “acchiappamosche”.
Questa singolare anatomia sembra avere una funzione ben precisa: afferrare e trattenere altri insetti, un comportamento che potrebbe avere facilitato la deposizione di uova nei corpi delle prede vive – una pratica comune nelle vespe parassite koinobionti.
Come funziona la trappola: una mandibola… addominale?
Diciassette esemplari femmina della nuova specie sono stati trovati nell’ambra, e tutti presentano questa struttura a forma di paletta nella parte posteriore del corpo. Le posizioni congelate in cui gli addomi si trovano suggeriscono una certa flessibilità, come se si trattasse di una mandibola secondaria, pronta a scattare.
Questa struttura, chiamata anche “grasper”, sembra convergere attorno all’ovopositore, l’organo usato per iniettare le uova. Secondo i ricercatori, serviva per immobilizzare temporaneamente l’ospite mentre l’uovo veniva depositato. Un processo invasivo che richiede precisione, forza… e una trappola che non lasci scampo.
Evoluzione in trappola: confronto con le vespe moderne
Molte vespe moderne koinobionti, come quelle della famiglia dei dryinidi, utilizzano invece le zampe anteriori per afferrare i loro ospiti, come cicaline o larve di mosca. Sirenobethylus, però, non sembra progettata per la caccia attiva: nessun segno di arti sviluppati per l’inseguimento, ma piuttosto un apparato addominale sensibile e pronto a reagire.
I peli sensoriali presenti sul “grasper” fanno pensare a un comportamento da predatrice in agguato, forse nascosta tra le foglie, in attesa che un ospite malcapitato si avvicinasse troppo. Una sorta di trappola vivente che ricorda i meccanismi difensivi delle piante carnivore più famose.
Il mistero dei maschi scomparsi
Curiosamente, nessun esemplare maschio è stato ritrovato finora, lasciando aperte numerose domande sull’evoluzione e sul comportamento riproduttivo di questa specie. Se il “grasper” serviva solo alla deposizione delle uova, allora è probabile che i maschi non lo avessero affatto.
Alcuni studiosi hanno speculato anche su un possibile uso durante l’accoppiamento, ma l’ipotesi appare improbabile: sarebbe un caso rarissimo nel mondo degli insetti che siano le femmine a trattenere i maschi durante la copula. Per ora, resta solo una suggestione.
Uno sguardo nel passato per capire il presente
La scoperta di Sirenobethylus charybdis è più di una semplice curiosità paleontologica: rappresenta una finestra sull’evoluzione delle strategie di sopravvivenza di milioni di anni fa. Questa vespa ci racconta di un mondo in cui la competizione era così feroce da richiedere adattamenti estremi, come un addome trasformato in una trappola predatrice.
La bellezza di questa scoperta sta anche nel modo in cui ci obbliga a rivedere le categorie della biologia moderna. Non tutto si evolve in linea retta: a volte la natura sperimenta soluzioni bizzarre, e alcune di queste restano imprigionate per sempre in un frammento d’ambra.e unico svela un’antica strategia parassitaria mai documentata.