Il rover Perseverance della NASA, acronimo che in italiano si traduce come Amministrazione nazionale per l’aeronautica e lo spazio, ha individuato una strana formazione rocciosa ai margini del Cratere Jezero, su Marte, caratterizzata da centinaia di piccole sfere scure, in netto contrasto con il terreno circostante.
Il ritrovamento è avvenuto poco dopo che il rover ha raggiunto Broom Point, all’estremità meridionale dell’area chiamata Witch Hazel Hill, zona già osservata dallo spazio per la presenza di bande rocciose stratificate. Secondo la NASA, questi strati potrebbero risalire a un’epoca antica in cui il pianeta presentava condizioni climatiche radicalmente diverse, con presenza d’acqua liquida.
Durante le analisi sul campo, il team ha individuato una roccia dalla morfologia singolare, battezzata St. Pauls Bay. La sua superficie è cosparsa di sferule grigio scuro, grandi pochi millimetri. Alcune sono ellittiche, altre spezzate o con margini frastagliati, e alcune mostrano persino microfori, come ha riportato Alex Jones, dottorando presso l’Imperial College di Londra, in un aggiornamento ufficiale dell’agenzia.
La roccia è stata fotografata il 13 marzo 2025 (sol 1444) dal SuperCam Remote Micro Imager, lo strumento ad alta risoluzione montato sul braccio del rover. Simili strutture sferiche erano già state osservate su Marte, in particolare nella zona di Yellowknife Bay nel Cratere Gale, dal rover Curiosity, così come in altre aree del Cratere Jezero.
Secondo gli scienziati, queste formazioni sferiche potrebbero essere concrezioni, ovvero aggregati minerali che si formano per interazione dell’acqua con la roccia porosa. Tuttavia, non tutte le sferule si generano in questo modo. Esistono anche sulla Terra, formate da eruzioni vulcaniche o da impatti meteorici che fanno raffreddare rapidamente la roccia fusa o vaporizzata.
La peculiarità di St. Pauls Bay è che si tratta di una “roccia fluttuante”, cioè non compatibile con il contesto geologico in cui si trova. Il team scientifico ipotizza che possa provenire da un’area differente, forse collegata alle bande scure osservate dall’orbita.
Ora l’attenzione degli esperti si concentra sull’analisi stratigrafica e mineralogica della zona circostante, nella speranza di ricostruire la storia geologica di questa enigmatica formazione marziana.