Il colore verde innaturale del Lago Vittoria, il più grande bacino d’acqua dolce dell’Africa orientale, sta suscitando crescente preoccupazione tra gli scienziati. Questo vasto specchio d’acqua, che si estende tra Kenya, Tanzania e Uganda, è diventato il simbolo di una crisi ambientale sempre più evidente. A essere sotto accusa è la diffusione accelerata di alghe tossiche, alimentata da un secolo di attività umana e da un clima sempre più instabile.
Un ecosistema al collasso: il fenomeno dell’eutrofizzazione
Il processo che sta trasformando le acque del lago in una massa verdastra e torbida è noto come eutrofizzazione. Questa condizione si verifica quando un ecosistema acquatico viene invaso da nutrienti in eccesso, in particolare azoto e fosforo, provocando la proliferazione incontrollata di fitoplancton e cianobatteri. Nel Lago Vittoria, le fonti principali di questo carico nutritivo sono rappresentate dal deflusso agricolo, dalle acque reflue urbane e dagli scarichi industriali.
Anche la combustione della biomassa, l’erosione del suolo e le emissioni atmosferiche contribuiscono a immettere nutrienti nel lago, aggravando ulteriormente la situazione. Secondo i ricercatori dell’Università del Michigan e della Bowling Green State University, il cambiamento climatico gioca un ruolo chiave nell’intensificare questo processo, con temperature in aumento e piogge torrenziali che trasportano ancora più nutrienti verso le acque del lago.
Presenza di tossine pericolose nelle acque del Golfo di Winam
Gli studi condotti nel Golfo di Winam, una delle aree più colpite, hanno individuato concentrazioni elevate di Microcystis, una cianobatteria capace di produrre microcistina, una tossina epatotossica estremamente pericolosa. I livelli rilevati superano spesso i limiti di sicurezza fissati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, rendendo l’acqua potenzialmente letale per bestiame, fauna selvatica e esseri umani, soprattutto per chi ha un sistema immunitario compromesso.
Pesca e approvvigionamento idrico a rischio
Il Lago Vittoria non è solo una riserva d’acqua dolce: rappresenta una risorsa vitale per oltre 47 milioni di persone, che dipendono da esso anche per l’alimentazione, in particolare attraverso la pesca. Tuttavia, la presenza crescente di HAB (fioriture algali dannose) ha un impatto devastante sull’ecosistema acquatico, riducendo il contenuto di ossigeno disciolto e alterando l’intera catena alimentare.
Nel Golfo di Mwanza, ad esempio, l’eutrofizzazione ha già causato cambiamenti drastici nella biodiversità e una significativa perdita di specie ittiche. Alcune zone profonde del lago sono ormai considerate “zone morte”, completamente prive di ossigeno e quindi incapaci di sostenere qualsiasi forma di vita.
Monitoraggio scientifico e strategie di mitigazione
Gli esperti sottolineano come la conoscenza approfondita dei cianobatteri responsabili delle HAB possa essere uno strumento utile per elaborare strategie di risposta rapide. Riconoscere in anticipo le specie più tossiche e monitorarne la diffusione potrebbe permettere alle autorità locali di emettere avvisi tempestivi per tutelare la salute delle popolazioni che vivono sulle sponde del lago.
Sul piano pratico, i ricercatori indicano la necessità di migliorare le infrastrutture per il trattamento delle acque, rafforzare le pratiche agricole sostenibili, riforestare le aree degradate e contenere l’impatto dell’urbanizzazione. Solo un’azione decisa e coordinata a livello locale e internazionale potrà arginare il fenomeno prima che sia troppo tardi.