La NASA e Intuitive Machines stanno per compiere un nuovo passo nella ricerca di acqua sulla Luna, con il lancio congiunto di Lunar Trailblazer e del lander IM-2. Queste missioni partiranno a bordo di un razzo SpaceX Falcon 9, con decollo programmato per la sera del 26 febbraio 2025 dal Kennedy Space Center in Florida.
Mentre Lunar Trailblazer si occuperà di mappare la distribuzione dell’acqua dalla sua orbita lunare, IM-2, chiamato anche Athena, atterrerà nei pressi del polo sud lunare per perforare la superficie e analizzare direttamente la presenza di ghiaccio d’acqua e gas volatili.
Lunar Trailblazer: il satellite che mapperà l’acqua lunare
Dopo il lancio, Lunar Trailblazer seguirà una traiettoria chiamata “trasferimento a bassa energia”, sfruttando la gravità della Terra, della Luna e del Sole per raggiungere la sua destinazione con un minimo consumo di carburante. Il suo ingresso nell’orbita lunare è previsto tra quattro e sette mesi dopo il decollo, e da quel momento opererà per due anni, raccogliendo dati preziosi sulla presenza di acqua.
Il satellite è equipaggiato con due strumenti scientifici avanzati:
- HVM3 (High-resolution Volatiles and Minerals Moon Mapper), uno spettrometro a infrarossi capace di identificare la forma, la quantità e la distribuzione dell’acqua analizzando la luce solare riflessa.
- LTM (Lunar Thermal Mapper), un sensore a infrarossi medi che misurerà la temperatura del suolo lunare, fornendo un contesto termico ai dati raccolti da HVM3.
L’integrazione dei dati di questi strumenti permetterà di monitorare variazioni giornaliere nella quantità d’acqua, aiutando gli scienziati a comprendere il ciclo dell’acqua lunare in un ambiente privo di atmosfera.
IM-2: il lander che perforerà il suolo lunare
A differenza di Lunar Trailblazer, la missione IM-2 prenderà una rotta diretta verso la Luna, con un atterraggio previsto per il 6 marzo 2025. Finanziato attraverso il programma Commercial Lunar Payload Services (CLPS) della NASA, questo lander sarà dotato di strumenti scientifici innovativi per l’analisi della superficie lunare.
Uno dei principali strumenti a bordo è PRIME-1, composto da:
- TRIDENT (The Regolith and Ice Drill for Exploring New Terrain), un trapano progettato per prelevare campioni fino a un metro di profondità e analizzare la presenza di ghiaccio d’acqua.
- MSOLO, uno spettrometro di massa che esaminerà il materiale estratto, determinando la composizione dei gas volatili.
L’importanza della ricerca sull’acqua lunare
L’interesse per l’acqua sulla Luna è cresciuto esponenzialmente dal 2008, quando la sonda Chandrayaan-1 dell’Indian Space Research Organization (ISRO) ha scoperto per la prima volta molecole d’acqua nel suolo lunare.
Successivamente, nel 2020, l’Osservatorio Stratosferico per l’Astronomia Infrarossa (SOFIA), un progetto congiunto tra NASA e il Centro Aerospaziale Tedesco, ha rilevato la presenza di acqua anche nelle zone illuminate dal Sole della Luna, sfidando le teorie precedenti che la confinavano solo nelle regioni polari in ombra permanente.
L’origine di questa acqua lunare resta ancora un mistero. Gli scienziati ipotizzano che possa derivare dagli impatti di comete, dall’azione del vento solare, o da processi chimici ancora sconosciuti che coinvolgono l’ossigeno presente nel suolo lunare.
Le missioni Lunar Trailblazer e IM-2 potrebbero fornire risposte decisive, aprendo nuove prospettive per le future missioni umane sulla Luna. La presenza di ghiaccio d’acqua potrebbe infatti essere sfruttata per produrre acqua potabile, ossigeno respirabile e carburante per razzi, rendendo più sostenibile l’esplorazione del nostro satellite naturale e facilitando il futuro viaggio verso Marte.