Sono i ricercatori più giovani, tra cui dottorandi e postdoc, a subire maggiormente l’impatto dei tagli ai finanziamenti scientifici voluti da Donald Trump. A evidenziarlo è un’inchiesta pubblicata su Nature dai giornalisti Heidi Ledford e Humberto Basilio, che analizzano le ripercussioni delle politiche dell’amministrazione statunitense sul sistema accademico e sulle prospettive di carriera dei giovani scienziati.
Ricerca a rischio: il caso di Suzanne Autrey
L’articolo mette in luce le difficoltà in cui si trovano improvvisamente molti ricercatori all’inizio della loro carriera. Suzanne Autrey, professoressa associata alla Northern Illinois University, è una delle tante accademiche il cui lavoro è stato gravemente ostacolato dai tagli ai finanziamenti della National Science Foundation. Al momento, i fondi destinati alla sua ricerca sono bloccati, compromettendo esperimenti e pubblicazioni.
Alcune delle misure introdotte dall’amministrazione Trump, come la sospensione dei finanziamenti e la riduzione del rimborso per i costi generali delle sovvenzioni federali, sono state temporaneamente fermate dai tribunali. Tuttavia, la direzione presa dal governo è evidente e desta profonda preoccupazione all’interno della comunità scientifica. Molti ricercatori temono che il supporto federale alla ricerca si stia sgretolando, rendendo il settore meno stabile e meno attrattivo per le nuove generazioni.
Giovani scienziati in fuga: il caso di Adam Pavlinek
Le incertezze legate ai finanziamenti stanno spingendo molti giovani scienziati a riconsiderare il proprio futuro professionale. Alcuni stanno prendendo in considerazione l’idea di cambiare settore, altri stanno valutando di lasciare gli Stati Uniti per proseguire le proprie ricerche altrove.
Un esempio emblematico è quello di Adam Pavlinek, neuroscienziato dello sviluppo al King’s College di Londra, che aveva in programma di iniziare un postdoc in un laboratorio dei National Institutes of Health. Ora, però, sta seriamente pensando di restare in Europa a causa dell’incertezza sul futuro della ricerca negli USA.
L’economista Donna Ginther, intervistata da Nature, conferma questa tendenza: “Di fronte a questa situazione, alcuni giovani scienziati potrebbero decidere di lasciare il Paese piuttosto che abbandonare la ricerca”. Il rischio è che gli Stati Uniti, tradizionalmente un polo di attrazione per i migliori talenti scientifici, vedano erodersi la loro leadership nel panorama accademico internazionale.
Science chiama alla resistenza: l’appello di Holden Thorp
Di fronte all’attacco alla ricerca scientifica da parte dell’amministrazione Trump, il direttore della rivista Science, Holden Thorp, lancia un appello alla solidarietà tra ricercatori.
Thorp sottolinea che la comunità scientifica americana deve restare unita come mai prima, per difendere l’indipendenza della ricerca e tutelare la diversità di pensiero. “Le prossime settimane potrebbero rappresentare la sfida più difficile che il mondo accademico abbia mai affrontato”, scrive in un editoriale, evidenziando come le istituzioni universitarie e le associazioni scientifiche abbiano risposto in modi diversi agli attacchi del governo.
Pur riconoscendo che una resistenza totale da parte delle università sia complessa, Thorp invita a non disperdere le energie in azioni isolate, ma a coordinare gli sforzi per una strategia efficace. “Il mio consiglio ai miei colleghi accademici è di fidarsi dei leader scientifici, che stanno cercando le soluzioni migliori per affrontare questa crisi”, afferma.
La voce della scienza: un fronte compatto contro le politiche di Trump
Thorp si rivolge in particolare a studenti e docenti universitari, alcuni dei quali chiedono azioni di protesta più radicali. “È essenziale ricordare che la voce della scienza è formata dalle parole e dalle azioni di tutti i membri della comunità accademica: università, riviste, società scientifiche, associazioni e ricercatori”, scrive.
Il direttore di Science invita quindi a mantenere i principi cardine della ricerca scientifica: indipendenza, revisione tra pari e inclusione. Secondo Thorp, solo attraverso un fronte unito sarà possibile resistere agli attacchi politici e proteggere il futuro della scienza negli Stati Uniti.