Il futuro della fisica prende forma a Ginevra
Il Future Circular Collider (FCC) non è solo un sogno di fisici ambiziosi: è un progetto concreto che potrebbe ridefinire il nostro modo di esplorare l’universo. A distanza di anni dalla prima attivazione del Large Hadron Collider (LHC), il CERN guarda avanti con un piano audace che mira a costruire un acceleratore ancora più grande, più potente e più sostenibile.
Un salto di scala mai visto prima
L’LHC, con i suoi 27 chilometri di circonferenza, ha permesso scoperte rivoluzionarie, come il bosone di Higgs. Ma il suo limite è evidente: non può raggiungere energie più alte. Per esplorare territori sconosciuti della fisica, sarà necessario spingersi oltre. Ed è qui che entra in gioco il FCC.
Il progetto prevede un anello di 90,7 chilometri, più di tre volte più grande dell’attuale LHC, scavato a una profondità media di 200 metri. Non solo: saranno costruiti otto siti di superficie e quattro esperimenti principali, con un’infrastruttura pensata per minimizzare l’impatto ambientale e sociale sul territorio franco-svizzero.
Una macchina pensata per il domani
Uno dei tratti distintivi del FCC è la sua sostenibilità. Già il prossimo aggiornamento dell’LHC prevede il riutilizzo del calore di scarico per alimentare sistemi di riscaldamento nelle aree circostanti. L’obiettivo è chiaro: trasformare un colosso scientifico in un alleato del territorio, non solo per la ricerca ma anche per il benessere locale.
Il costo stimato per la realizzazione del FCC si aggira intorno ai 15 miliardi di franchi svizzeri (circa 17,5 miliardi di dollari), distribuiti su 12 anni di costruzione. Una cifra considerevole, ma proporzionata alla portata del progetto e sostenuta, per la maggior parte, dal budget annuale del CERN.
Un progetto modulare e a lungo termine
Il piano prevede una costruzione per fasi. La prima, in programma per l’inizio degli anni 2030, sarà un collisore elettrone-positrone, ideale per studiare con precisione le particelle già note. Solo in un secondo momento, intorno agli anni 2070, il collisore potrà essere aggiornato per gestire collisioni protone-protone, simili a quelle attualmente condotte nell’LHC, ma a energie ben più elevate.
Se tutto andrà secondo i piani, il FCC resterà operativo fino al 2100, diventando il pilastro della fisica delle alte energie per tutto il XXI secolo.
Un nome in discussione?
Una curiosità: il nome “Future Circular Collider” potrebbe non essere definitivo. Il consiglio del CERN si riunirà a novembre per discutere i prossimi passi del progetto, ma una decisione ufficiale è attesa non prima del 2028. La scelta del nome potrebbe riflettere non solo l’ambizione tecnica del progetto, ma anche la sua nuova identità culturale e politica.
Tra scienza e società
Oltre agli aspetti ingegneristici e scientifici, il FCC è anche un progetto profondamente politico e sociale. Il coinvolgimento delle autorità locali e dei cittadini di Francia e Svizzera è parte integrante del percorso, con consultazioni pubbliche in programma per discutere le opportunità e le criticità del progetto.
La fisica fondamentale sta per aprire un nuovo capitolo. Se il Future Circular Collider vedrà la luce, non sarà solo una macchina per scoprire nuove particelle: sarà un simbolo del modo in cui la scienza può coesistere con l’ambiente, le persone e il futuro.