Un secondo tuffo estremo: la sonda si spinge di nuovo oltre ogni limite
La Parker Solar Probe ha nuovamente lasciato il segno nella storia dell’esplorazione spaziale. Il 22 marzo 2025, la sonda della NASA ha eguagliato il record di avvicinamento al Sole, volando a soli 6,1 milioni di chilometri dalla superficie solare. Non solo: ha anche raggiunto la velocità più alta mai toccata da un oggetto umano, ben 192 chilometri al secondo. Due primati che aveva già firmato nel dicembre 2024 e che ora ha ripetuto con impeccabile precisione.
Un’impresa che non si limita ai numeri. Significa entrare nel cuore infuocato del nostro sistema, a distanze dove la temperatura dell’atmosfera solare supera milioni di gradi, e farlo restando operativi. Grazie a uno scudo termico ad alta tecnologia, Parker riesce a proteggere i suoi strumenti e a continuare a inviare dati fondamentali per decifrare i segreti del Sole.
Il cuore della missione: tra plasma, campi magnetici e vento solare
Lanciata nel 2018, la missione Parker ha un obiettivo ambizioso: svelare i misteri dell’atmosfera solare, comprendere l’origine del vento solare e studiare i complessi campi magnetici che caratterizzano la nostra stella. Tutto questo attraverso un balletto orbitale sempre più ravvicinato e rischioso, in cui ogni passaggio regala nuove informazioni.
L’approccio del 22 marzo è stato il 23° incontro ravvicinato con il Sole. È il secondo di cinque passaggi programmati alla stessa distanza record di 6,1 milioni di chilometri. I prossimi avverranno il 19 giugno, il 15 settembre e infine il 12 dicembre 2025, quando la missione potrebbe entrare nella sua fase conclusiva.
Una missione ai limiti della sopravvivenza
A rendere Parker una delle missioni più audaci della storia c’è anche la consapevolezza dei limiti che la sonda dovrà presto affrontare. Come ha spiegato uno dei principali responsabili scientifici della missione, quando il carburante per i razzi finirà, la sonda perderà la capacità di correggere la sua traiettoria. A quel punto sarà il Sole stesso a decidere il suo destino.
Senza più controllo, Parker inizierà a ruotare, esponendo al Sole le parti non protette dallo scudo termico. In pochi secondi, gran parte della sonda sarà incenerita. Tuttavia, alcuni elementi – come lo scudo in carbonio o la coppa di Faraday – potrebbero sopravvivere come relitti orbitanti in prossimità del Sole per miliardi di anni, testimoni silenziosi della curiosità umana.
L’eredità di Parker: un laboratorio mobile tra le fiamme del Sole
Più che una sonda, Parker è diventata un laboratorio volante che sfida l’inferno solare. Sta contribuendo a chiarire perché la corona solare è più calda della sua superficie, come si formano le tempeste geomagnetiche che influenzano anche la Terra, e cosa scatena le esplosioni di particelle cariche che talvolta interrompono comunicazioni satellitari e reti elettriche.
Ogni volo è un test estremo di tecnologia, fisica e resistenza. E ogni dato raccolto ci porta un passo più vicini a comprendere il cuore pulsante del nostro sistema solare.