Un passo decisivo nella medicina rigenerativa
È stato compiuto un importante passo nella xenotrapiantologia, la branca della medicina che studia il trapianto di organi tra specie diverse: in Cina è stato eseguito il primo trapianto di fegato da maiale geneticamente modificato a un essere umano. I dati, ora pubblicati su una delle riviste scientifiche più autorevoli, aprono nuovi scenari nella lotta contro la carenza cronica di organi per i trapianti.
Dieci giorni senza rigetto: un risultato promettente
L’intervento è avvenuto a marzo 2024 presso l’Ospedale Xijing, affiliato all’Università di Medicina dell’Aeronautica Militare di Xi’an. Il ricevente era un paziente in stato di morte cerebrale, ma mantenuto in vita artificialmente per poter monitorare l’interazione tra l’organo suino e il corpo umano.
Il fegato trapiantato è rimasto collegato ai vasi sanguigni del paziente per dieci giorni. Durante questo periodo, non si sono verificati segni di rigetto: l’organo ha funzionato mantenendo le sue funzioni epatiche di base, come la produzione di bile e albumina. Questo dimostra una compatibilità iniziale tra l’organo suino e il corpo umano, almeno nel breve termine.
Genetica e tecnologia al servizio della medicina
Per superare le barriere biologiche tra uomo e maiale, i ricercatori hanno agito su sei geni chiave del fegato donatore. Le modifiche genetiche hanno ridotto le probabilità di rigetto e migliorato l’interazione tra le cellule dell’organo e il sistema immunitario del ricevente. Durante il periodo di osservazione, il flusso sanguigno tra fegato e organismo è rimasto stabile, mentre gli indicatori infiammatori e immunitari sono stati costantemente monitorati.
L’organo ha mostrato un’attività regolare: ha prodotto bile, fondamentale per la digestione e l’eliminazione delle tossine, e albumina, una proteina essenziale nel sangue che contribuisce al trasporto di sostanze e al mantenimento della pressione osmotica.
Perché il fegato è un organo così complesso da trapiantare
Tra tutti gli organi, il fegato è uno dei più difficili da sostituire, perché svolge centinaia di funzioni vitali, dal metabolismo dei nutrienti alla disintossicazione del sangue. Non è quindi sufficiente che un fegato trapiantato “sopravviva” nel corpo del ricevente: deve anche riuscire a replicare con precisione tutte queste funzioni, possibilmente per lunghi periodi.
Questo trapianto, pur essendo stato effettuato su un paziente non cosciente, rappresenta un banco di prova fondamentale per comprendere se e come un organo suino può reggere nel corpo umano nel medio-lungo termine.
Un futuro con meno attese per i pazienti
Attualmente, la richiesta di fegati supera di gran lunga la disponibilità di organi umani, lasciando molti pazienti in fase terminale senza possibilità di sopravvivenza. I maiali geneticamente modificati potrebbero rappresentare una risorsa alternativa per colmare questa lacuna, grazie alla similarità morfologica e funzionale con gli organi umani.
Tuttavia, prima che questi trapianti possano essere eseguiti su pazienti vivi e coscienti, sarà necessario:
- Prolungare i periodi di osservazione oltre i dieci giorni;
- Verificare la riattivazione completa delle funzioni epatiche;
- Approfondire le possibili risposte immunitarie a lungo termine;
- Valutare eventuali rischi infettivi legati al passaggio interspecie.
La sfida etica e scientifica del futuro
Questo traguardo solleva anche importanti interrogativi etici: quali sono i limiti morali del trapianto tra specie? È lecito usare animali modificati geneticamente per salvare vite umane? E come sarà regolamentata questa pratica su scala internazionale?
Domande ancora senza risposta, ma che nei prossimi anni diventeranno centrali nel dibattito bioetico e scientifico.