Una scoperta sorprendente arriva dall’Università dell’Iowa, dove un team di scienziati ha osservato come una particolare proteina prodotta dai tardigradi riesca a diminuire i danni provocati dalle radiazioni sul DNA nei topi da laboratorio. Lo studio, pubblicato il 26 Febbraio su Nature Biomedical Engineering, apre nuove prospettive per il trattamento dei pazienti sottoposti a radioterapia.
Le radiazioni utilizzate durante la cura di tumori, come quelli alla testa, al collo o alla prostata, attaccano non solo le cellule cancerogene ma anche i tessuti sani circostanti, generando dolori intensi, lesioni alla bocca e alla gola, e nel caso di tumori prostatici, persino sanguinamento rettale. Secondo James Byrne, oncologo radioterapista presso l’Università dell’Iowa a Iowa City, questi effetti collaterali possono diventare talmente debilitanti da spingere i pazienti ad interrompere le cure prima che il tumore sia sotto controllo.
I tardigradi, minuscoli organismi acquatici che non superano il millimetro di lunghezza, sono noti per la loro incredibile resistenza: sopravvivono a condizioni estreme, comprese temperature estreme, mancanza d’acqua e persino esposizione allo spazio aperto. Questi straordinari esseri viventi producono una proteina, denominata Dsup (Damage suppressor), capace di legarsi al loro DNA e proteggerlo dagli effetti distruttivi delle radiazioni.
L’intuizione di Byrne e del ricercatore biomedico Giovanni Traverso, maturata durante la loro collaborazione al MIT, è stata quella di sfruttare questa stessa proteina per proteggere le cellule dei mammiferi. Il loro obiettivo era rendere i topi da laboratorio in grado di produrre autonomamente la proteina Dsup, aumentando così la loro capacità di resistere ai danni cellulari indotti dalle radiazioni.
Per riuscirci, il gruppo di ricerca ha utilizzato delle nanoparticelle lipidiche, microscopiche strutture costituite da grassi, progettate per trasportare molecole come l’mRNA, che contiene le istruzioni genetiche per sintetizzare la proteina Dsup. Queste nanoparticelle sono state veicolate direttamente nelle cellule delle mucose orali e rettali dei topi, ovvero nei punti più vulnerabili durante la radioterapia.
I risultati sono stati notevoli. Gli animali modificati per produrre la proteina Dsup hanno mostrato una riduzione significativa dei danni genetici rispetto a quelli non trattati. A confermare l’importanza di questa scoperta è Zachary Morris, oncologo dell’Università del Wisconsin-Madison, il quale sottolinea come ricerche nate da osservazioni biologiche di base possano, con il giusto supporto tecnologico, tradursi in risultati di immediato interesse per la medicina umana.
Gli studiosi, tuttavia, procedono con estrema cautela. Prima di estendere gli studi sull’uomo, intendono valutare attentamente la sicurezza del sistema, considerando che l’mRNA dei tardigradi è estraneo al corpo umano e potrebbe generare reazioni indesiderate. Le prossime fasi di ricerca mirano a individuare metodi più adatti per somministrare questa terapia ai pazienti, come ad esempio attraverso l’utilizzo di idrogel.
Byrne, infine, spiega che il progetto nasce dalla volontà di sfruttare ciò che la natura ha già ottimizzato, con l’ambizione di offrire un aiuto concreto alla cura dei malati oncologici, migliorando la loro qualità di vita durante e dopo i trattamenti.