Secondo uno studio realizzato presso l’Università del Surrey, nel Regno Unito, una semplice esposizione mattutina alla luce blu potrebbe migliorare la qualità del sonno serale e favorire un aumento dell’energia e dell’attività fisica nelle persone sopra i 60 anni. I ricercatori britannici hanno condotto un esperimento coinvolgendo 36 volontari di età pari o superiore ai 60 anni, sottoponendoli per diverse settimane a due sessioni giornaliere di due ore ciascuna di luce blu e luce bianca standard.
La scelta di concentrarsi sugli anziani non è stata casuale. Con il passare degli anni, infatti, si trascorre sempre meno tempo all’aperto e si è sempre più esposti alla luce artificiale degli ambienti chiusi. Inoltre, l’invecchiamento degli occhi riduce la capacità di filtrare e assorbire la luce blu naturale, alterando così i ritmi circadiani e interferendo con i cicli fisiologici di sonno e veglia.
I risultati ottenuti sono stati sorprendenti: un’esposizione mattutina alla luce blu ha contribuito a migliorare in modo significativo la qualità del riposo notturno, oltre ad aumentare l’energia e la frequenza delle attività giornaliere. Tuttavia, questo effetto positivo si è manifestato esclusivamente al mattino. L’esposizione alla luce blu nelle ore serali, invece, ha generato effetti contrari, rendendo più difficile addormentarsi e mantenere il sonno profondo.
Gli studiosi hanno sottolineato come il tempismo dell’esposizione sia fondamentale. La luce blu ricevuta nelle prime ore del giorno aiuta a regolare i ritmi circadiani, insegnando al corpo i momenti corretti in cui restare vigili e quando, invece, rilassarsi. Al contrario, la stimolazione luminosa serale può disturbare questi equilibri naturali, spiegando perché sempre più dispositivi elettronici, come smartphone e computer portatili, sono dotati di filtri che riducono la luce blu dopo il tramonto.
I ricercatori hanno spiegato che la luce blu del mattino rafforza il segnale di veglia durante il giorno, aumentando la cosiddetta pressione omeostatica del sonno, ovvero il bisogno fisiologico di dormire la sera. Questo meccanismo ha come conseguenza diretta un miglioramento della fase di consolidamento del sonno.
All’interno dello stesso studio è emerso anche che l’esposizione alla luce naturale diurna, con un’intensità simile a quella che si verifica in una giornata nuvolosa, contribuisce a incrementare i livelli di attività quotidiana e induce ad andare a letto prima. Questo dato conferma quanto già sappiamo sulle proprietà benefiche della luce diurna, ricca di lunghezze d’onda blu in grado di influire positivamente sull’umore e sull’attenzione.
La possibilità che la terapia della luce blu possa diventare un valido strumento per migliorare la qualità della vita con l’avanzare dell’età era già stata presa in considerazione in studi precedenti, condotti prevalentemente su persone anziane con demenza residenti in strutture sanitarie. La novità di questa ricerca pubblicata su GeroScience è che si tratta di un test effettuato su soggetti anziani in un contesto reale.
Il cronobiologo Daan Van Der Veen, docente presso l’Università del Surrey, ha affermato che un utilizzo mirato della luce blu può diventare un mezzo efficace per favorire un sonno più rigenerante e uno stile di vita più dinamico. Secondo l’esperto, concentrarsi sull’esposizione mattutina e massimizzare il contatto con la luce diurna può offrire agli anziani un beneficio tangibile sia in termini di riposo sia di energia fisica quotidiana.