I panda giganti appartengono alla famiglia degli ursidi, il che significa che, tecnicamente, potrebbero essere carnivori come la maggior parte degli orsi. Tuttavia, questi animali hanno sviluppato un’alimentazione quasi esclusivamente erbivora, basata principalmente sul bambù. La loro dieta particolare è frutto di un’evoluzione durata milioni di anni, che ha portato a modifiche anatomiche e genetiche significative. Uno studio pubblicato su Frontiers in Veterinary Science ha evidenziato che i panda non solo si sono adattati fisicamente per mangiare bambù, ma hanno anche sviluppato un sistema di regolazione genica influenzato proprio da questa pianta.
L’evoluzione che ha reso il bambù il cibo ideale per i panda
Circa 20 milioni di anni fa, gli antenati dei panda giganti si separarono dagli altri ursidi, iniziando un percorso evolutivo che li portò a preferire una dieta a base vegetale. Sebbene il loro sistema digestivo sia ancora simile a quello di un carnivoro, hanno sviluppato adattamenti specifici per il consumo di bambù, tra cui:
- Un pseudo-pollice, un’ossificazione speciale del polso che permette di afferrare meglio il bambù.
- Denti larghi e piatti, perfetti per triturare le fibre vegetali.
- Un sistema digestivo capace di estrarre il massimo possibile dai vegetali, anche se con una bassa efficienza.
Nonostante questi adattamenti, il bambù è un alimento povero di proteine, motivo per cui i panda devono mangiarne enormi quantità ogni giorno, arrivando a consumare tra 12 e 38 kg di questa pianta. Per sopravvivere con una dieta così particolare, devono dedicare fino a 12 ore al giorno all’alimentazione.
Il ruolo del bambù nella regolazione genetica dei panda
Secondo i ricercatori, il bambù non è solo una scelta alimentare, ma ha un effetto diretto sulla genetica dei panda. Ogni pianta contiene DNA e RNA, oltre a una particolare categoria di microRNA (miRNA), che sono molecole in grado di influenzare l’espressione genica. Attraverso lo studio del sangue di sette panda, i ricercatori hanno scoperto che questi miRNA vengono assorbiti attraverso la dieta e possono modificare il funzionamento dei geni legati alla digestione, al metabolismo e alle preferenze alimentari.
Secondo Feng Li, autore principale dello studio, questi miRNA contribuiscono a rendere il bambù più appetibile per i panda, influenzando il loro olfatto e il sistema della dopamina, il neurotrasmettitore associato alla sensazione di piacere. Questo potrebbe spiegare perché i panda continuano a preferire il bambù nonostante abbiano ancora le capacità digestive di un carnivoro.
Implicazioni dello studio: dal cibo alla medicina
L’analisi dei miRNA nel sangue dei panda ha rivelato differenze significative legate all’età e al sesso degli animali. Solo i miRNA funzionali vengono trattenuti nel corpo, mentre quelli inutili vengono eliminati. Questo suggerisce che alcuni di essi potrebbero essere coinvolti in processi come la riproduzione o il sistema immunitario.
Questa scoperta ha implicazioni non solo per comprendere meglio l’evoluzione dei panda, ma anche per la medicina veterinaria. Se i miRNA vegetali possono influenzare la genetica di un animale, potrebbero essere utilizzati per migliorare la resistenza alle malattie e aprire la strada a nuove terapie per gli animali selvatici e domestici.
L’abitudine dei panda giganti di nutrirsi di bambù, quindi, non è solo una questione di gusto o disponibilità di cibo, ma il risultato di un complesso adattamento evolutivo, in cui alimentazione e genetica si influenzano reciprocamente.