Nel cuore del Cile, un drammatico cambiamento sta trasformando il paesaggio delle antiche foreste sclerofille, ecosistemi unici e vitali per la biodiversità locale. Alberto Alaniz, ricercatore dell’Università di Santiago, ha potuto osservare in prima persona questo fenomeno, tornando al Parco Nazionale di Río Clarillo, un’area che aveva esplorato da bambino. Il verde lussureggiante che ricordava è ormai sostituito da distese di arbusti secchi e alberi morenti.
L’impatto della siccità sulle foreste cilene
Negli ultimi 15 anni, il Cile ha subito una delle siccità più devastanti della sua storia, con temperature in costante aumento e precipitazioni sempre più scarse. Questo fenomeno ha gravemente compromesso la salute delle foreste sclerofille, riducendone la capacità di assorbire anidride carbonica e minacciando la sopravvivenza di numerose specie endemiche.
Non si tratta solo di una crisi ecologica. Gli effetti si estendono anche al settore economico e sociale, con impatti diretti sull’apicoltura, sulla sicurezza alimentare e sul rischio di incendi boschivi. Le comunità rurali, da sempre dipendenti dagli equilibri naturali di questi ecosistemi, si trovano oggi ad affrontare un futuro sempre più incerto.
Lo studio che lancia l’allarme
Un recente studio scientifico, pubblicato su Science of the Total Environment, ha analizzato in dettaglio il livello di rischio delle foreste sclerofille in tutto il Cile centrale e costiero, esaminando altitudini comprese tra 1.500 e 2.400 metri. L’approccio adottato dagli scienziati ha integrato 17 variabili legate ai cambiamenti climatici e all’uso del suolo, come la temperatura, l’espansione urbana e la frequenza degli incendi.
I risultati sono allarmanti: il 40% delle foreste cilene è a rischio elevato o molto elevato di collasso. Più del 90% degli alberi mostra segni di declino in termini di resistenza agli stress ambientali, mentre oltre l’85% ha ridotto la propria capacità di produrre biomassa attraverso la fotosintesi.
Secondo Juan Ovalle, docente dell’Università del Cile, questo fenomeno è strettamente legato all’intensificarsi delle siccità registrate negli ultimi anni. Lo studioso sottolinea come molte specie abbiano perso una porzione significativa del loro habitat naturale, mettendo a rischio l’intero ecosistema.
La minaccia alla palma cilena e le misure urgenti
Tra le specie più colpite dalla crisi ecologica spicca la palma cilena, una pianta iconica del Cile centrale, ora sull’orlo dell’estinzione. Nel 2024, un gruppo di scienziati locali ha sollecitato il governo a implementare misure di protezione per questa e altre specie vulnerabili, chiedendo interventi urgenti di conservazione.
Alaniz e il suo team hanno elaborato una mappa dettagliata del rischio, uno strumento che potrebbe aiutare le autorità a pianificare interventi mirati per salvaguardare le aree più minacciate. L’idea è quella di utilizzare queste informazioni per integrare politiche territoriali, regolamentando l’uso del suolo e destinando fondi specifici alla riforestazione.
Ovalle propone un ulteriore passo avanti: attribuire alle specie endemiche uno status di patrimonio naturale, garantendo loro una protezione legale più robusta e duratura.
Un futuro incerto per le foreste cilene
Nonostante nel 2023 e nel 2024 si siano registrate precipitazioni leggermente superiori rispetto agli anni precedenti, gli esperti avvertono che le piogge restano ancora lontane dai livelli pre-siccità. Benito Rosende, dottorando in ecologia presso la Pontificia Università Cattolica del Cile, ha osservato segni di ripresa nella vegetazione, ma con un numero crescente di alberi morti e rami secchi, segno di una foresta che fatica a rigenerarsi completamente.
Per Ovalle, il concetto di collasso ecologico rimane una questione aperta. Le foreste sclerofille potrebbero adattarsi alle nuove condizioni climatiche, riducendo la loro crescita ma mantenendo la loro presenza nel tempo. Tuttavia, esiste anche la possibilità che, superata una certa soglia critica, il sistema crolli definitivamente, rendendo impossibile la sopravvivenza di molte specie vegetali e animali.
Alaniz riflette sul significato personale di questa trasformazione: la perdita di un ecosistema non è solo un problema scientifico, ma un colpo all’identità culturale e al legame emotivo che intere generazioni hanno con questi paesaggi. “I bambini di oggi devono avere la possibilità di conoscere e vivere la foresta come abbiamo fatto noi,” ha affermato. “Solo così possiamo sperare di proteggerla per il futuro.”