L’approvazione della Federal Energy Regulatory Commission (FERC) al piano proposto da PJM Interconnection, che consente a 50 progetti energetici – tra cui impianti a gas e nucleari – di bypassare la lunga lista d’attesa per la connessione alla rete elettrica, ha suscitato forti reazioni. Molti critici considerano questa decisione un precedente pericoloso, che favorisce le fonti fossili a discapito delle energie rinnovabili. L’approvazione, secondo gli oppositori, non risolve il problema delle interconnessioni bloccate e aumenta il divario tra le strategie di affidabilità della rete di PJM e gli obiettivi di transizione energetica fissati dai governi statali.
L’iniziativa di affidabilità di PJM e il rischio di carenze energetiche
PJM ha giustificato il suo Reliability Resource Initiative (RRI) come un’azione necessaria per prevenire una crisi energetica prevista già dal 2026, dovuta al ritiro delle centrali a carbone e alla crescita della domanda energetica legata a data center ed elettrificazione. L’operatore di rete, che gestisce l’elettricità in 13 stati tra il Medio Atlantico, il Sud e il Midwest, ha sottolineato che l’energia dispacciabile, come quella da gas naturale, è essenziale per la stabilità del sistema, soprattutto in uno scenario in cui molte amministrazioni locali stanno progressivamente eliminando il carbone.
Le critiche del settore delle rinnovabili: uno squilibrio nel mercato
I sostenitori delle energie pulite contestano duramente la decisione, affermando che soluzioni come le batterie di accumulo e le fonti rinnovabili potrebbero garantire la stessa affidabilità, se solo avessero accesso equo alla rete. Secondo loro, le regole di PJM favoriscono impianti fossili di grandi dimensioni, che richiedono più tempo per essere realizzati e ostacolano gli obiettivi climatici degli stati.
La FERC, con un voto di 3-1, ha approvato la proposta l’11 febbraio, con la commissaria Judy Chang che si è opposta e la commissaria Lindsay See che si è astenuta. La commissione ha ritenuto necessario un intervento una tantum per garantire l’affidabilità della rete fino al 2030, dando la priorità ai progetti con maggiore impatto e prontezza operativa.
Le obiezioni della commissaria Chang: “una misura inefficace”
Nel suo dissenso, Chang ha criticato il metodo di selezione adottato da PJM, sostenendo che la priorità data alle dimensioni dei progetti rispetto alla velocità di realizzazione non risolverà il problema di affidabilità nei tempi previsti. Ha evidenziato che molti impianti fossili scelti potrebbero subire ritardi a causa di autorizzazioni, forniture e congestione delle infrastrutture di trasmissione, mentre numerosi progetti rinnovabili, già pronti per la rete, sono stati ignorati.
Secondo Chang, limitare l’approvazione a 50 progetti senza una chiara garanzia di copertura della domanda è una scelta rischiosa. Ha inoltre accusato PJM di aver sovrastimato il fabbisogno senza considerare il potenziale delle risorse esistenti, che avrebbero potuto essere integrate più rapidamente e con costi inferiori.
La replica di PJM: “i progetti rinnovabili non avanzano abbastanza velocemente”
Il portavoce di PJM, Jeffrey Shields, ha respinto le critiche, sottolineando che lentezze burocratiche e ostacoli tecnici impediscono ai progetti rinnovabili di entrare in funzione rapidamente. Shields ha affermato che PJM sta già implementando riforme per accelerare le interconnessioni e portare decine di migliaia di megawatt di nuova capacità online.
Gli ambientalisti: “una scelta che penalizza il futuro energetico”
Gli esperti di energia rinnovabile e i gruppi ambientalisti sono preoccupati per le conseguenze a lungo termine della decisione. Tom Rutigliano, del Natural Resources Defense Council, ha definito la scelta della FERC “un precedente pericoloso”, che favorisce misure di emergenza a scapito di riforme strutturali. Secondo lui, PJM dovrebbe piuttosto migliorare il proprio sistema di interconnessione per garantire che le risorse più efficienti e rapide abbiano la priorità.
Anche Ada Statler, di Earthjustice, ha criticato i criteri di selezione di PJM, sostenendo che non considerano adeguatamente il contributo delle rinnovabili e interferiscono con le politiche climatiche statali. Ha citato uno studio della nonprofit RMI, che indica che PJM avrebbe già un surplus di 3 gigawatt se solo i progetti rinnovabili bloccati potessero procedere senza ostacoli.
Impatto sulle politiche statali e timori di interferenza federale
Alcuni stati, come New Jersey, Michigan e Illinois, hanno espresso preoccupazione per la violazione della loro autonomia nel determinare il mix energetico locale. Secondo Megan Wachspress, avvocata del Sierra Club, PJM sta andando oltre il proprio mandato scegliendo quali impianti elettrici ricevano un trattamento preferenziale, interferendo con le strategie statali di transizione verso l’energia pulita.
Anche i gruppi a difesa dei consumatori hanno sollevato dubbi sulla trasparenza del processo decisionale di PJM. Il People’s Counsel Office del Maryland ha messo in guardia sul rischio che le proiezioni di domanda siano gonfiate artificialmente, portando a decisioni sbagliate nella gestione dell’interconnessione.
La necessità di riforme strutturali per evitare altre misure ad hoc
Molti esperti ritengono che situazioni simili si ripresenteranno in futuro, a meno che non vengano introdotte riforme più profonde nel sistema di interconnessione della rete elettrica. Jacob Mays, della Cornell University, ha sottolineato che le attuali difficoltà nella gestione della coda di attesa rendono sempre più probabili decisioni eccezionali e improvvisate, invece di un sistema prevedibile e stabile.
Secondo i sostenitori delle rinnovabili, una soluzione efficace sarebbe applicare pienamente l’Ordine 2023 della FERC, che punta a snellire i processi di connessione, ridurre i tempi di attesa e garantire maggiore trasparenza. Invece di puntare su deroghe temporanee, PJM dovrebbe concentrarsi su una pianificazione energetica a lungo termine, che permetta alle energie rinnovabili di svilupparsi senza ostacoli.