Nel sud del Messico, la tecnologia di telerilevamento ha recentemente rivelato un’antica città precolombiana del XV secolo, un tempo fiorente centro della civiltà zapoteca. Conosciuta come Guiengola, questa città era originariamente considerata una semplice fortezza militare, ma nuove ricerche hanno dimostrato che si trattava di un complesso urbano molto più ampio, dotato di un’infrastruttura articolata con strade, templi e campi da gioco cerimoniali.
Uno studio pubblicato a novembre sulla rivista Ancient Mesoamerica, condotto dal ricercatore Pedro Guillermo Ramón Celis della McGill University di Montreal, ha rivelato la disposizione originale delle strutture ancora esistenti. Questo ritrovamento offre nuove prospettive sulla civiltà zapoteca, che prosperò fino all’arrivo dei conquistadores spagnoli nel XVI secolo.
Mappatura di una città perduta
Situata nello stato messicano di Oaxaca, Guiengola si distingue per la sua posizione strategica tra le montagne. Secondo la ricerca di Ramón Celis, la città fu costruita nel periodo mesoamericano post-classico (1350-1521) e rappresentava un importante centro della cultura zapoteca, la cui origine risale al VI secolo a.C..
Grazie alla tecnologia LiDAR (Light Detection and Ranging), che utilizza impulsi laser per mappare il terreno, gli studiosi sono riusciti a ottenere una visione chiara della struttura urbana senza dover effettuare lunghi e complessi scavi archeologici.
“Fino a poco tempo fa, esplorare interamente il sito avrebbe richiesto anni di lavoro sul campo. Grazie al LiDAR, siamo riusciti a completare la scansione in sole due ore volando sopra l’area,” ha spiegato Ramón Celis.
Una città organizzata e una società comunitaria
I risultati della ricerca indicano che Guiengola si estendeva per 360 ettari e contava più di 1.100 edifici, oltre a 4 chilometri di mura difensive. Il complesso urbano era dotato di spazi pubblici come templi e campi da gioco, probabilmente utilizzati dalle élite della città.
Uno degli aspetti più interessanti di questa scoperta riguarda la struttura sociale della città. L’organizzazione degli edifici suggerisce una società basata sulla comunità, con quartieri distinti per le élite politiche e religiose e per i cittadini comuni.
Le abitazioni erano raggruppate in unità familiari, con cortili centrali circondati da stanze, un modello che permetteva alle famiglie di espandersi con il tempo. L’urbanistica della città rifletteva un forte senso di collaborazione tra le diverse classi sociali, con un costante lavoro di miglioramento e ampliamento degli spazi comuni.
Data la sua posizione tra le montagne, gli abitanti integrarono le caratteristiche naturali nel design urbano, utilizzando pendii e sistemi di drenaggio per adattare la città al paesaggio circostante.
La fine della civiltà zapoteca e l’arrivo degli spagnoli
L’analisi di Guiengola potrebbe offrire nuove informazioni sulla struttura sociale e politica degli zapotechi e sulle loro interazioni con i conquistadores spagnoli.
Le prove raccolte indicano che la città fu probabilmente abbandonata poco prima del 1521, anno in cui gli spagnoli giunsero nella Valle di Oaxaca. Tuttavia, alcuni indizi suggeriscono che in seguito possa essere stata riutilizzata come fortezza.
Dopo aver lasciato Guiengola, gli abitanti si trasferirono a Tehuantepec, una località situata a soli 20 chilometri di distanza, che oggi è ancora abitata.
Già alla fine del XV secolo, l’Impero Azteco aveva iniziato la sua espansione nella Valle di Oaxaca, ma la sua egemonia fu di breve durata. Nel 1519, il conquistador Hernán Cortés avviò la conquista dell’Impero Azteco, che si concluse nel 1521 con la caduta di Tenochtitlan, l’attuale Città del Messico.
Gli zapotechi, resisi conto dell’incombente minaccia spagnola, cercarono alleanze diplomatiche, ma questo non bastò a fermare l’avanzata europea. Gli spagnoli imposero il loro dominio sulla Valle di Oaxaca, diffondendo malattie che decimarono la popolazione indigena.
Sebbene la cultura zapoteca abbia subito un forte processo di assimilazione forzata, non è mai scomparsa del tutto. Oggi, oltre 300.000 zapotechi vivono ancora nello stato di Oaxaca, parlano le lingue indigene e mantengono vive molte tradizioni culturali.
Un’eredità congelata nel tempo
Anche se Guiengola è ormai una città abbandonata, i suoi resti archeologici offrono una testimonianza preziosa della sua antica grandezza.
“Le strutture della città sono incredibilmente ben conservate, nonostante abbiano tra i 500 e i 600 anni. Camminando nella giungla, si possono ancora vedere le case in piedi, le porte, i corridoi e le recinzioni che separavano un’abitazione dall’altra. È come una città congelata nel tempo, rimasta intatta prima delle trasformazioni portate dagli spagnoli” ha raccontato Ramón Celis.
Questa scoperta getta nuova luce sulla civiltà zapoteca, permettendo di riscoprire una parte dimenticata della storia del Messico precolombiano.